Se non amo parlare di me è solo una questione di riservatezza.
Posso dire di me, attraverso la poesia, esporre l’intimità della mia anima senza alcun pudore come se questa dimensione vada oltre la mia persona.
La poesia mi attraversa, trova nel percorso, le parole per esprimere uno stato d’animo, una emozione, un pensiero e nel momento in cui è espressa più non mi appartiene.
La poesia è di chi la sente, come la musica.
É vibrazione, frequenza, voce, parola, si incarna e trasforma chi ne è attraversato.
La poesia è analogica, va oltre la logica ordinata, sintattica del costrutto che forma il pensiero.
La poesia è simbolo, evoca, dice e non dice, allude, è questo e quello, viene da un altrove, un non luogo dove vivono realtà multidimensionali.
La poesia connette il dentro con il fuori, il profondo alla superficie, slega il significato dal significante, concede all’ eterno di farsi tempo.
La poesia è un canto. Gli antichi hanno “cantato” di generazione in generazione le memorie di tutta l’umanità, tramandando emozioni, saperi, spiritualità, sentimenti, tutto ciò che appartiene all’ essere umano.
La poesia musicata diventa vibrazione, ri-sonanza, frequenza, attraversa ogni nostra cellula, diventa “la canzone del cuore” che ha una sua intelligenza emotiva ondivaga che s- muove e com-muove l’anima.
La poesia precede la parola anche se da questa è espressa come segno ed è così anche per la musica. Il segno è un mezzo per trasmettere nel tempo-spazio una informazione di un altrove che forma il campo informazionale organizzato del vivente.
Impariamo, ri-cordiamo in modo analogico attraverso il cuore e solo attraverso la mente diamo una logica a ciò che sentiamo.
L’armonia è essere in equilibrio tra le espressioni del sentire e del pensare, dando spazio e voce alla illogicità che diventa senso compiuto di un esistere dentro e fuori di noi.